Francesco Zenzale – “Il re Nabucodonosor, alle genti di ogni popolo, nazione e lingua, che abitano su tutta la terra: Pace e prosperità vi siano date in abbondanza. Mi è parso bene di far conoscere i segni e i prodigi che il Dio altissimo ha fatto per me. Come sono grandi i suoi segni! Come sono potenti i suoi prodigi! Il suo regno è un regno eterno e il suo dominio dura di generazione in generazione” (Dn 4:1-3).

Il quarto capitolo, come i precedenti, è retto dal pensiero dell’arrivo del regno di Dio ai pagani, il quale si avvicina all’uomo, “perla di gran prezzo” (Mt 13:45-46), indipendentemente dalla sua estrazione sociale.

Di tutti i capitoli del libro di Daniele, questo è il solo a non essere stato scritto da Daniele, il quale, però, aggiunge una nota di spiegazione ai versetti da 28 a 33. Tutto il resto è scritto da Nabucodonosor, come palpitante racconto della sua conversione. Una tale esperienza non ha nulla di strano.

Pensate alla spettacolare conversione del faraone Aménophis IV (1372-1354), che rimosse la religione egiziana politeista, istituì un monoteismo radicale, fece edificare una nuova capitale e cambiò il suo nome in Akhenaton. Pensate alla conversione del re di Ninive, Adad-Ninari III (810-782), in seguito alla predicazione di Giona (cap. 3:6-9).

Quando una persona dà la sua vita a Cristo, con gioia e naturalezza, racconta le grandi cose che Dio ha fatto per lei. Nabucodonosor era così cambiato che non poté tacere. Il racconto della sua conversione, riportato nel quarto capitolo, è una testimonianza incoraggiante, resa alla grandezza e all’amore di Dio che riesce a raggiungere anche il più indegno degli uomini, immerso nel culto pagano. Si tratta di un’incoraggiante testimonianza resa alla perseverante costanza con la quale Dio, mediante il suo Spirito, si rivolge agli esseri umani.

Concludendo, la rigenerazione di Nabucodonosor, fluisce da una serie di esperienze/prodigi caratterizzate dalla testimonianza di Daniele e dei suoi amici. Ciò significa che la conversione è graduale, che esalta la dignità dell’uomo nella ricerca di Dio. Se davvero l’uomo cerca Dio non c’è dubbio che lo troverà, perché Dio stesso gli andrà incontro.

“Darò loro un cuore per conoscere me che sono il Signore; saranno mio popolo e io sarò loro Dio, perché si convertiranno a me con tutto il loro cuore” (Ger 24:7).

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