Francesco Zenzale – “Nell’anno primo di Dario, figlio di Assuero, della stirpe dei Medi, che fu fatto re del regno dei Caldei” (Dn 9:1).

Siamo nel primo anno di Dario, figlio di Assuero. Sono trascorsi circa 12 anni dal giorno in cui Daniele si ammalò, inducendo Gabriele a spiegare importanti parametri cronologici sulla profezia delle 2.300 sere e mattine (Dn 8:14, 26-27). In questo lungo periodo Daniele, indubbiamente, ha esaminato con molta attenzione il contenuto profetico dell’ottavo capitolo, mettendolo in relazione con i settant’anni di deportazione profetizzati da Geremia. “io, Daniele, meditando sui libri, vidi che il numero degli anni di cui il SIGNORE aveva parlato al profeta Geremia e durante i quali Gerusalemme doveva essere in rovina, era di settant’anni” (Dn 9:2).

Gerusalemme era stata distrutta a causa della malvagità della classe politica e religiosa e in parte anche del popolo (cfr. Gr 25:1-11). Adesso che i settant’anni giungevano al termine, l’uomo di Dio aveva bisogno di sapere che cosa sarebbe successo dopo il rimpatrio. In che modo l’amata città avrebbe recuperato il suo antico splendore e quali prospettive future erano state riservate al suo popolo.

Aveva capito che la profezia delle 2.300 sere e mattine riguarda il tempo della fine, cosi anche gli eventi a essa connessi, ma in che modo coinvolgeva Israele? Questi e altri reconditi pensieri albergavano nel cuore del profeta. Non trovando valide risposte e sapendo che nella precedente profezia mancava un’importante tassello interpretativo, come sua abitudine si rivolse al Signore.

Il nono capitolo, prosieguo del precedente, intervallato da un’intensa preghiera, sviluppa tre significativi eventi profetici. Il primo è quello profetizzato da Geremia, vale a dire la fine della desolazione di Gerusalemme: “Tutta questa regione sarà abbandonata alla distruzione e alla desolazione e queste genti resteranno schiave del re di Babilonia per settanta anni. Quando saranno compiuti i settanta anni, io punirò il re di Babilonia e quel popolo – dice il Signore – per i loro delitti, punirò il paese dei Caldei e lo ridurrò a una desolazione perenne. Manderò dunque a effetto su questo paese tutte le parole che ho pronunziate a suo riguardo, quanto è scritto in questo libro, ciò che Geremia aveva predetto contro tutte le nazioni” (Ger 25:11-13, Cei).

Il secondo riguarda la prospettiva profetica del popolo d’Israele dopo il rimpatrio. Una nuova generazione era nata nel territorio babilonese e molti non avevano mai calpestato la terra promessa e vissuto all’ombra del santuario. Saggi uomini di Dio (profeti e sacerdoti) incoraggiavano il popolo alla speranza. Chi avrebbe ripreso la strada del ritorno? In che modo Dio avrebbe agito? Come la nuova generazione si sarebbe rapportata con Dio, con quale visione profetico-spirituale? Domande che indubbiamente albergavano nel cuore di Daniele.

Il terzo evento concerne la connessione profetica tra le settanta settimane e le 2.300 sere e mattine, di cui Daniele era del tutto all’oscuro.

Questi tre eventi sono preceduti da una delle più significative preghiere contenute nella Scrittura, che avremo modo di considerare nelle prossime riflessioni. Nell’attesa, come Daniele, anche noi volgiamo lo sguardo al cielo, per permettere a Dio di illuminarci sulla sua Parola.

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