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Daniele in breve. Sarà il tuo Dio a liberarti

Francesco Zenzale – “… E il re parlò a Daniele e gli disse: ‘Il tuo Dio, che tu servi con perseveranza, sarà lui a liberarti’. Poi fu portata una pietra e fu messa sull’apertura della fossa; il re la sigillò con il suo anello e con l’anello dei suoi grandi, perché nulla fosse mutato riguardo a Daniele”» (Dn 6:16-17).

Il dolore del re Dario era sincero. Egli amava Daniele e quando si rese conto delle intenzioni dei satrapi, “fece di tutto per salvarlo”. Ma quei perfidi uomini vennero tumultuosamente da lui per dirgli: “Sappi, o re, che la legge dei Medi e dei Persiani vuole che nessun divieto o decreto promulgato dal re venga mutato” (v. 14).

La decisione presa era immutabile e Daniele, su ordine del re, fu gettato nella fossa dei leoni. E, considerate le intenzioni del re, i satrapi indussero Dario a sigillare l’apertura della fossa non solo con il suo anello regale, ma anche con “l’anello dei suoi grandi, perché nulla fosse mutato riguardo a Daniele”.

Quella fossa sarebbe stata la sua tomba! “Morto agli occhi del mondo, chi penserebbe che leoni affamati non divorino un uomo? Tutto questo ci ricorda il sepolcro, dove fu sepolto il Cristo, e la pietra posta all’apertura del sepolcro, suggellata col suggello del potere mondiale romano. Ma come a Daniele i leoni non poterono fare alcun male, così il nostro Signore, pur cadendo nei legami della morte, non fu preda di essa. La tomba restò vuota, ed Egli si manifestò vittorioso sulla morte e sul sepolcro. Tutto ciò è ritratto anticipatamente e figurativamente in quest’esperienza del profeta di Dio” (Arno C. Gaebelein, Il Profeta Daniele, ed. il Messaggero Cristiano, pp. 74,75).

In Isaia si sottolinea che “il giusto muore, e nessuno vi bada; gli uomini buoni sono tolti di mezzo, e nessuno considera che il giusto è tolto di mezzo per sottrarlo ai mali che sopraggiungono” (Is 57:1). In Apocalisse, in un contesto profetico contraddistinto dalle persecuzioni, Dio rincuora i suoi figli con le seguenti parole: “Scrivi: Beati d’ora in poi, i morti che muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono” (Ap 14:13).

Ciò significa che la morte è la meta inevitabile della nostra vita terrena (Gn 3:19), ma ciò non deve indurci alla disperazione, ma alla consapevolezza della vita eterna che Dio nel suo grande amore ci vuole dare (Rm 6:23). Il cristiano soffre quando viene a mancare un proprio caro o quando gli anni logorano la vita. È naturale che sia così. Tuttavia, il pensiero dell’eternità donata da Gesù ci offre una grande consolazione. Infatti, verrà l’ora “in cui tutti quelli che sono nelle tombe udranno la sua voce e ne verranno fuori; quelli che hanno operato bene, in risurrezione di vita” (Gv 5:28-29).

Sappiamo di ritrovare i nostri cari al momento della venuta di Gesù Cristo (1 Tess 4:13-18). Pertanto non ci sarà più alcuna separazione. Amiamo la vita, e teniamo presente che Dio è fonte di vita! (Mc 12:26-27).
Per saperne di più: assistenza@avventisti.it