Francesco Zenzale – Il capitolo 7 del libro di Daniele ci offre la possibilità di capire il modo in cui si muove l’umanità attraverso i secoli e soprattutto Satana, quale principe di questo mondo (Gv 12:31) e regista di tutti quei poteri o regni e istituzioni che operano per suo conto. Questa sua attività tende a consolidare chi ha scelto di onorarlo e a cercare di ingannare i figli di Dio. In tal senso, Gesù, nel suo discorso profetico, fa presente che “sorgeranno infatti falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi portenti e miracoli, così da indurre in errore, se possibile, anche gli eletti” (Mt 24:24). Queste parole evidenziano quanto sia importante vegliare e pregare in ogni istante, studiare la Parola di Dio, mettendo in pratica le cose che vi sono scritte (Lc 21:36; Ap 1:3).

Oltre a segnalare questo esagitato dramma di nazioni, organizzazioni e popoli che si muovono all’ombra di Satana (cfr. Ap 18), il capitolo 7 ci invita a riflettere sull’attività di Dio. Molti sinceri credenti, osservando gli eventi dolorosi che dominano il pianeta terra (guerre, catastrofi naturali, disumanità, violenza in aumento, ecc.), come il profeta Abacuc, pongono al Signore la seguente domanda: “Fino a quando griderò, o Signore, senza che tu mi dia ascolto? Io grido a te: ‘Violenza!’. E tu non salvi. Perché mi fai vedere l’iniquità e tolleri lo spettacolo della perversità?” (Ab 1:2-3).

La risposta a questa straziante sofferenza la troviamo nella visione del giudizio (Dn 7:9-14). Essa ci offre la gioia di cogliere quanto Dio ci tiene a questo mondo. Il trono, su cui “l’antico dei giorni” è assiso, è composto di sostanza eterea: “fiamme di fuoco” e le ruote di “fuoco ardente” (cfr. Ez 1:16,26) evocano l’idea di movimento rapido e continuo, quindi di onnipresenza e onniveggenza (in Ez 1:18 le “ruote” del trono di Dio sono “piene di occhi”). Dio si muove nel tempo e nello spazio con scioltezza e senza limiti. Un altro aspetto che ci aiuta a capire l’operosità di Dio è dato dai libri che sono aperti alla sua presenza (Dn 7:10). Essi sono un’illustrazione della sua onniscienza (Sal 139). Tutto ciò significa che Dio non ha abbandonato questo mondo. Egli raccoglie le nostre lacrime nel suo otre (Sal 56:8) e ci aiuta a vivere con serenità e fiducia, aspettando “in silenzio la salvezza del Signore” (Lam 3:26).

Il confronto-scontro tra questi due movimenti è asimmetrico. Da una parte abbiamo il ritratto di creature ostili, senza speranza, perché in balia di se stessi e di Satana. Dall’altra ci sono i figli di Dio che sono protetti da colui che è il loro creatore, sostenitore e redentore (Is 31:5). Ciò significa che il bene, la giustizia e l’amore avranno il sopravvento sul regno del male, del peccato e della morte. Nel giorno del giudizio, al figlio dell’uomo “gli furono dati dominio, gloria e regno, perché le genti di ogni popolo, nazione e lingua lo servissero. Il suo dominio è un dominio eterno che non passerà, e il suo regno è un regno che non sarà distrutto” (Dn 7:14).

La storia dell’uomo avrà il suo epilogo nei nuovi cieli e nella nuova terra, dove “non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate” (Ap. 21:4). “Non ci sarà nulla di maledetto” e i credenti avranno la gioia di vedere la “sua faccia” e di portare “il suo nome scritto sulla fronte” (Ap. 22:3,4). “Degno, degno è l’Agnello che fu immolato e ora vive per raccogliere il trionfo delle sue conquiste”. Amen!

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