Francesco Zenzale – “In quel momento apparvero le dita di una mano d’uomo, che si misero a scrivere, di fronte al candeliere, sull’intonaco della parete del palazzo reale. Il re vide quel pezzo di mano che scriveva. Allora il re cambiò colore e i suoi pensieri lo spaventarono; le giunture dei suoi fianchi si rilassarono e le sue ginocchia cominciarono a sbattere l’una contro l’altra […] Allora il re Baldassar fu preso da grande spavento, cambiò colore e i suoi grandi furono costernati” (Dn 5: 4-9).

Ci sono tutti: “i suoi grandi, le sue mogli e le sue concubine”, ma c’è anche un “fotoreporter”, un inviato speciale dall’agenzia celeste. Daniele, l’uomo grandemente amato da Dio, in preghiera considerava con profonda tristezza quell’evento. Come se quella sera qualcosa di terribile dovesse succedere. Sapeva che l’esercito medo-persiano era alle porte di Babilonia.

Due sono gli eventi che meritano la nostra attenzione. Il primo è l’arroganza di un re che al culmine del suo disgusto nei confronti di Dio, nell’ebrezza alcolica, lo sfida senza alcun timore (Dn 5:3-4). In tal senso scrive Gaebelin: “Quando il convito arrivò al colmo, Baldassar commise un terribile sacrilegio. Ordinò che i vasi preziosi, che Nabuccodonosor aveva preso dal tempio di Gerusalemme, fossero portati affinché in essi bevessero gli invitati che bestemmiavano e profanavano il nome di Dio e offrivano lodi ai loro dèi. Era un oltraggio pubblico, un’aperta sfida a Dio” (A. C. Gaebelein, Il profeta Daniele, p. 65).

Il secondo è l’intervento tassativo di Dio, tale da provocare una profonda angoscia. “Improvvisamente, di fronte al candeliere, sopra lo smalto della parete, il re vide una mano misteriosa che scriveva. Di subito terminò il convito e l’allegria lasciò posto al terrore. Il re impallidì e gli tremarono le ginocchia, e le risa cessarono man mano che i convitati, uno dopo l’altro, vedevano la mano e le parole misteriose scritte sulla parete. Di nuovo furono chiamati i Caldei e gli astrologi i quali, una volta di più, dimostrarono di non comprendere le cose divine, né la loro interpretazione” (Gaebelein, op. cit. p. 65).

Un eloquente insegnamento per noi. Non siamo mai soli! Nel bene e nel male, qualunque cosa facciamo e dichiariamo, e in qualsiasi luogo possiamo essere, non siamo mai soli! (Sl 139). Possiamo ignorare la presenza di Dio e dei suoi angeli e vivere come se fossimo soli, e gestire la vita a nostro uso e consumo, ma è solo un’illusione. Verrà il giorno in cui perfino i morti saranno “giudicati dalle cose scritte nei libri, secondo le loro opere” (Ap 20:12). Se ciò può creare angoscia, è saggio conoscere che la pace di Cristo, che fluisce dalla sua grazia è a nostra disposizione (Gv 14:27). “Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore” (Rm 5:1).

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(Immagine: Fernando Monzio Compagnoni, La mano che scrive)