Francesco Zenzale – La visione del settimo capitolo conclude evidenziando la sofferenza di Daniele. Il testo riferisce che fu molto spaventato da impallidire (Dn 7:15, 28). Nell’ottavo capitolo, il profeta, sopraffatto dalla spiegazione, sviene e si ammala a tal punto che l’angelo Gabriele si trova nell’impossibilita di proseguire la spiegazione: “Io, Daniele, rimasi sfinito e mi sentii male per vari giorni; poi mi alzai e sbrigai gli affari del re; ma ero stupefatto della visione perché non la potevo comprendere» (Dn 8:27 CEI).

Questo suo malessere psico-fisico, in primo luogo rivela quanto il dramma umano, delineato dalla profezia, coinvolge Daniele, benché riguardasse “il tempo della fine” (Dn 8:17; cfr. Dn 12:4); in secondo luogo, impedisce a Gabriele di esporre il contenuto dell’ultima parte della visione.

L’inviato del cielo, espone la prima parte della visione evidenziando che l’impero medo-persiano è rappresentato dal montone e quello greco dal capro. Chiarisce che “il gran corno, che era in mezzo ai suoi occhi, è il primo re” (Dn 8:20,21 CEI), cioè Alessandro Magno. Precisa che dopo la sua morte l’impero sarebbe stato diviso in quattro regni (cfr. 8:22). Infatti, Alessandro non ha avuto una dinastia regale come i precedenti regni (babilonese e medo-persiano). I suoi generali, o “diadochi”, (Seleuco, Tolomeo, Cassandro, Lisimaco), dopo aver messo a morte la sua stirpe, si divisero l’impero (Macedonia, Tracia, Egitto e Siria).

L’angelo illustra con dovizia di particolari il piccolo corno che ricorda l’undicesimo corno del settimo capitolo, ma tralascia di dire quale regno o potere rappresenta, come se volesse nascondere qualcosa la cui rivelazione poteva risultare un danno per gli stessi credenti. Si ha l’impressione che il regno posteriore a quello greco si fondi con il corno che s’ingrandisce al punto da innalzarsi “fino al capo di quell’esercito”, togliendogli il “sacrificio quotidiano” e sconvolgendo il “luogo del suo santuario” (8:11). Questo è un aspetto che esamineremo nelle prossime riflessioni.

Quando Gabriele cerca di spiegare la “visione delle sere e mattine”, tratteggiando specifiche indicazioni relative, ad esempio, al punto di partenza e al suo contenuto soteriologico, perché il santuario contaminato è intrinsecamente legato al progetto salvifico (cfr. 8:26), Daniele sviene. Pertanto la profezia delle 2.300 sere e mattine, relativa alla purificazione del santuario (cfr. 8:14), rimane inspiegabile. Ma, “poiché il Signore, Dio, non fa nulla senza rivelare il suo segreto ai suoi servi, i profeti” (Am 3:7), non ci resta che lasciarci sorprendere.

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