Francesco Zenzale – Se compariamo i capitoli 7 e 8-9 di Daniele, ci rendiamo conto che il settimo è più lineare dell’ottavo. I regni sono rappresentati da quattro bestie (Babilonia, Medo-Persia, Grecia, Roma), successivamente si delinea lo smembramento del quarto regno e, infine, l’undicesimo corno che avrebbe cavalcato la storia fino al giorno del giudizio.

Il capitolo 8 inizia con il secondo impero, tralasciando Babilonia che già volgeva al termine, quindi introduce l’impero greco, con il suo grande condottiero (Alessandro Magno) e la divisione del suo regno, rappresentato dalle quattro corna che in Daniele 7 sono raffigurate dalle quattro teste del leopardo. Presagisce, poi, il sorgere di un corno, “un re dall’aspetto feroce, ed esperto in intrighi” (Dn 8:23), che s’ingrandisce smisuratamente e le cui caratteristiche riflettono il piccolo corno del capitolo 7. Poi la spiegazione s’interrompe (8:27); quando Gabriele si ripresenta per completarla, non offre alcuna informazione circa il quarto regno (9:20-27). Che fine ha fatto l’impero romano che, con gli altri regni, nel bene e nel male, è stato legato al popolo di Dio? Sotto quale figura allegorica si nasconde?

Esiste un’importante differenza tra i capitoli 7 e 8. La prospettiva profetica del capitolo 7 è politico-giuridica con contenuti religiosi, quella del capitolo 8 è spirituale-religiosa.

Nel settimo capitolo, la natura intrinseca delle quattro bestie, la loro deformità, tale che per la quarta bestia non si trova alcun riscontro nel regno animale, evidenzia la loro dispotica natura politica. È così anche per l’undicesimo corno il quale eredita la crudele violenza della quarta bestia, abbattendo tre corna o re, che in qualche modo ostacolavano il suo sorgere. C’è poi l’aspetto giuridico, espresso nell’attentato contro la legge di Dio e i giorni festivi. E infine il giudizio. In quest’ultimo elemento si evidenzia la particolare attenzione accordata alla quarta bestia e all’undicesimo corno per la loro disumana assonanza.

Nei capitoli 8 e 9, la prospettiva profetica è spirituale-religiosa. Questo aspetto lo si evince dal fatto che le rappresentazioni simboliche mobilitano il santuario israelita e i connessi servizi religiosi. Infatti, il montone e il capro sono animali che rievocano i sacrifici offerti nel santuario (Es 9:15-18; Lv 5:15-25; 19:22; 4:23-26; 9:3 e seg.; 16). Il piccolo corno di Daniele 8 “si innalzò fino al capo di quell’esercito, gli tolse il sacrificio quotidiano e sconvolse il luogo del suo santuario” (Dn 9:11). La profezia delle 2.300 sere e mattine è annessa alla purificazione del santuario (Lv 16). Infine, le 70 settimane sono intrise di elementi di alto contenuto spirituale, come il concetto di sacrificio e di offerta (Dn 9:24-27).

Quanto esposto ci induce a considerare il piccolo corno, che “s’ingrandisce enormemente” (8:9), dal punto di vista religioso, implicante sia l’impero romano sia il potere simile al corno blasfemo di Daniele 7. I libri di storia raccontano le grandi conquiste politiche e territoriali di Roma, le sue risolute leggi verso i vinti, le persecuzioni contro i cristiani, gli intrighi di palazzo, il suo divenire e il suo declino, ma si soffermano poco sulla sua natura religiosa.

Una delle peculiarità della religione dei romani è l’essere inseparabilmente legata alla sfera civile, familiare e socio-politica. Il culto verso gli dei era un dovere morale perché solamente la pietas, ovvero il rispetto per il sacro e l’adempimento dei riti, poteva assicurare la pax deorum per il bene della città, della famiglia e dell’individuo (per la pax deorum: http://traditioromana.blogspot.it/p/pax-deorum.html).

Un’altra caratteristica importante della religione romana è il politeismo nella tolleranza verso altre realtà religiose di cui il pantheon ne è l‘emblema. Contestualmente all’espansione dell’impero il pantheon romano si arricchì grazie all’importazione di divinità venerate dai popoli con i quali Roma entrava in contatto. Questo ci permette di concludere che nella religione romana confluivano diversi sistemi religiosi e variegate pratiche religiose le quali, nel corso dei secoli, sono confluite nel cristianesimo.

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