Francesco Zenzale – “La regina udì le parole del re e dei suoi grandi, ed entrata nella sala del banchetto disse: ‘Vivi in eterno, o re! I tuoi pensieri non ti spaventino e non ti facciano impallidire! C’è un uomo, nel tuo regno, in cui è lo spirito degli dèi santi. Già al tempo di tuo padre si trovava in lui una luce, un’intelligenza e una saggezza pari alla saggezza degli dèi; e il re Nabucodonosor, tuo padre, lo fece capo dei magi, degli incantatori, dei Caldei e degli astrologi; poiché in questo Daniele, che il re aveva chiamato Baltazzar, fu trovato uno spirito straordinario, conoscenza, intelligenza e la facoltà di interpretare i sogni, di spiegare enigmi e di risolvere questioni difficili. Si chiami dunque Daniele ed egli darà l’interpretazione’” (Dn 5:10-13).

Ecco un uomo nel quale Dio si compiace, di cui una persona d’alto rango racconta che in lui c’è una “luce, un’intelligenza, una saggezza, pari a quella degli dei”. Dotato “di uno spirito straordinario, di conoscenza, intelligenza ed ha la facoltà di interpretare i sogni, di spiegare enigmi e di risolvere questioni difficili”. Che uomo!

Non era un eroe mitologico, un Superman provvisto di chissà quali miracolosi poteri, ma semplicemente un uomo come noi: fragile, timoroso e nostalgico di quell’incessante pensiero rivolto a Gerusalemme, l’amata città santa, e al tempio! Solo dopo settanta anni sarebbero state ricostruite! (Ger 25:1-12).

Un uomo che, nonostante le avvilenti vicissitudini della vita, ha sempre avuto lo sguardo rivolto al cielo, con la consapevolezza che a Babilonia, come in qualsiasi altro posto, poteva essere utile per il suo popolo e anche per chi lo aveva asservito.

Aveva avuto molteplici occasioni per soggiogare le persone, ammalarsi di successo e dare spazio all’apparire, più che all’essere; vivere il presente tralasciando il senso del dramma della morte e il suo futuro eterno, riducendo la vita a una serie di momenti tesi a soddisfare la libidine. Se Daniele avesse dato spazio a questo stile di vita, l’avremmo paragonato al ricco stolto, che, sentendosi eterno, dopo aver accumulato ricchezza e fama, esclama: “Anima, tu hai molti beni ammassati per molti anni; riposati, mangia, bevi, divertiti” (Lc 12:19). Daniele non era così.

Daniele è una persona che ha saputo dare valore alla vita senza mai perdere di vista il datore della vita stessa. Grazie a questa serena e gioiosa dipendenza da Dio, non si è lasciato né comprare, né vendere, né dominare dalla vendetta (Dn 5:17), ma in virtù della sua integrità morale e spirituale, con profondo dolore, enunciò al re Baldassar la sua fine (Dn 5:27-30).
Tu che uomo, che donna sei? Che cosa raccontano gli altri di te?

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(Immagine: Rembrandt, Belshazzar’s Feast, 1635, National Gallery, Londra).