«Il Signore Gesù dunque, dopo aver loro parlato, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio» (Mc 16:19). Come i discepoli di Cristo, anche noi siamo invitati a fare un “salto temporale”, passando dal racconto di Cristo venuto in terra alla manifestazione del suo ritorno, periodo in cui intercorre la storia della chiesa apostolica e la nostra. L’ascensione si situa fra questi atti di fede, ed è preceduta dalle ultime istruzioni date dal Maestro nel corso di quaranta giorni e seguita dall’attesa degli apostoli a Gerusalemme secondo l’ordine del Signore, dove avvenne, probabilmente, l’ultimo convegno con Gesù prima della Pentecoste (At 1:4-5). Solo Luca racconta l’episodio dell’ascensione nel libro degli Atti e Paolo lo accenna in un suo scritto. Molto spazio, invece, è dedicato all’evento della risurrezione di Gesù. Probabilmente, il fatto che Gesù non era più visibile di persona, non era una preoccupazione per i discepoli in quanto convinti della sua invisibile presenza, della sua assistenza dall’alto dei cieli e della discesa dello Spirito Santo (Mt 28:20; Gv 16: 5-15). La risurrezione è, però, pur sempre legata al suo essere in cielo, dal quale ritornerà. […]L’ascensione è preceduta da una serie d’imprecisate apparizioni di Gesù in uno spazio di 40 giorni, durante il quale, oltre a rassicurare i discepoli della sua “natura da risuscitato”, ha impartito le ultime istruzioni circa la missione e la prospettiva eterna. I quaranta giorni che Gesù dedica ai discepoli prima di accedere al cielo, alla destra del Padre, costituiscono una rilevante unità di tempo, e assume anche un valore simbolico com’è per altri numeri (tre, sette, dodici, ecc.).

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