Nell’immensa e differenziata galassia del cristianesimo, la Pasqua, dopo il Natale, è la più importante festa cristiana. Essa da una parte si richiama alla Pasqua ebraica, che ricorda la liberazione del popolo d’Israele dalla schiavitù egiziana. Dall’altra, rievoca la risurrezione di Cristo, preceduta dalla sua passione e morte, mediante la quale ha introdotto nell’universo la speranza della vita eterna, ponendo fine al peccato in tutte le sue conseguenze, compresa la morte (1 Cor 15:51-58; Rm 6:23; 8:18-23). Fra le due festività esiste una significativa differenza teologica e temporale. Quella teologica – spirituale la possiamo cogliere nel successivo paragrafo, quella temporale si può con certezza affermare che la Pasqua ebraica non aveva una scadenza fissa, come quella cristiana. Il motivo per cui la Pasqua cristiana si osserva sempre nello stesso giorno è probabilmente legato all’osservanza della domenica al posto del sabato, quale settimo giorno e quarto comandamento (Es 20:8-11). Nel Nuovo Testamento, in particolare nelle lettere apostoliche, non troviamo nessuna indicazione circa l’osservanza della Pasqua da parte degli apostoli. L’apostolo Paolo ne parla come di un evento tipologico storico – messianico già realizzato nella persona di Gesù (1 Cor 5:7). L’autore della lettera agli Ebrei la menziona rievocando la notte in cui «lo spruzzamento del sangue affinché lo sterminatore dei primogeniti non toccasse quelli degli Israeliti» (Ebr 11:28).

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