«La festa dei Kippurim è la pietra di volta del sistema levitico… La Mishna diceva che in quel giorno, grazie ai riti di riparazione, i sacerdoti e i fedeli ricevevano la piena assoluzione “di tutte le loro iniquità, di tutte le loro trasgressioni e di tutti i loro peccati”». Questa festa era preceduta da quella del giudizio o delle trombe, annunciata dal suono del sofar (corno). Per l’occasione si sospendeva il lavoro, si invitava il popolo a riunirsi. Veniva celebrata alla fine dell’anno civile, inaugurava il nuovo anno, da qui l’espressione Rosh Hashanah. Era celebrata al tempo del raccolto, sette mesi dopo quella di Pasqua, la festa della liberazione/redenzione. Si prolungava per dieci giorni fino al giorno dello Yom Kippur. Erano considerati tutti giorni di giudizio, di penitenza e di ritorno a Dio. Rabbi Yechied Eckstein spiegava che il sofar «veniva suonato nel giorno di Rosh Hashanah per risvegliarci dal nostro sonno morale e chiamarci ad una rigenerazione spirituale, e per scuoterci con forza al bisogno di pentimento. Il sofar è il suono che ci chiama a esprimere pentimento investigando le nostre opere per riparare le nostre vie davanti al terribile giorno del giudizio. Ci fa ricordare il bisogno di confrontare il nostro più intimo io nel modo in cui Dio confrontò Adamo con la domanda esistenziale “Dove sei?”».

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