Nella letteratura sub-apostolica della prima metà del secondo secolo, regna un silenzio quasi completo sulla Vergine Maria. La Didachè, Clemente Romano, lo pseudo Barnaba, Erma, Policarpo, l’Epistola a Diogneto (nella sua parte autentica), i più grandi apologisti, Atenagora, Taziano, Teofilo, i frammenti conservati dalle Apologie di Ermia, Quadrato, Aristone, Milziade non la menzionano affatto. Ignazio di Antiochia, nelle sue epistole autentiche la cita alcune volte e una volta Aristide, nei frammenti armeni della sua Apologia ad Adriano; sono i primi rudimenti del simbolo ‘apostolico’ che cominciano a disegnarsi…

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