Per illustrare il concetto biblico della morte, Oscar Cullmann mette in contrasto la morte di Socrate con quella di Gesù. Nel Fedone, Platone fa una descrizione impressionante della morte di Socrate. Nel giorno della sua condanna a morte, Socrate insegna ai suoi discepoli la dottrina dell’immortalità dell’anima, mostrando come vivere quel convincimento personale. Spiega quanto sia importante liberare l’anima dalla prigionia del corpo tramite l’accettazione delle verità eterne della filosofia. Dal momento che la morte compie il processo della liberazione dell’anima, Platone racconta, che Socrate ha bevuto la cicuta in pace e in compostezza. Per Socrate, la morte era la miglior amica dell’anima perché la liberava dalle catene del corpo. Quanto è stato diverso l’atteggiamento di Gesù! Alla vigilia della sua morte nel Getsemani, Gesù è stato «spaventato e angosciato» (Mc 14:33) e non si è vergognato di condividere i suoi sentimenti con i suoi discepoli, dicendo: «L’anima mia è oppressa da tristezza mortale; rimanete qui e vegliate» (Mc 14:34). Per Gesù, la morte mantiene tutto il suo orrore, è la terribile nemica che lo avrebbe separato dal Padre. Egli non ha affrontato la morte con la sublime serenità di Socrate, anzi quando è stato confrontato con la sua dura realtà ha gridato: «Abbà, Padre! Ogni cosa ti è possibile; allontana da me questo calice! Però, non quello che io voglio, ma quello che tu vuoi» (Mc 14:36).

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