Il capitolo 15 dell’Apocalisse segna un passaggio importante per la storia dell’umanità: un non ritorno, ovvero l’impossibilità di rimediare non solo al male fatto, ma, drammaticamente, di non avere più la possibilità di essere salvato… Giovanni apre il nuovo ciclo settenario con una pausa sul motivo del tempio. Il suo sguardo profetico vede oltre le sette coppe e anticipa lo svolgimento di questo ultimo conflitto tra il Dio, che viene dall’alto e le forze demoniache dal basso. Il profeta vede una scena di vittoria. Ciò che colpisce inizialmente, è una distesa d’acqua, liscia come un mare di vetro (Ap 15:2) sul quale troviamo l’immensa folla dei salvati (15:2-4). Il profeta li descrive come gli antichi israeliti dell’esodo. Come loro, essi si tengono in piedi sul mare, affermando la vittoria di Dio sugli elementi. Come quei progenitori della fede cantano l’inno di Mosè (Es 15) che celebra la vittoria di Dio sui nemici d’Israele.

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