Non ci sono dubbi sul fatto che Genesi 1 marca la creazione introducendo l’elemento tempo. Ciò significa che la creazione è stata concepita con dei termini storci, contrapponendosi ad ogni forma di mito, dove la caratteristica fondamentale è l’eliminazione del tempo. Possiamo cogliere questo insegnamento sin dalle prime parole: «nel principio», come anche alla fine, Genesi 2: 4 che riassume tutto il tempo della creazione in una formulazione temporale: «Queste sono le origini dei cieli e della terra quando furono creati. Nel giorno che Dio il SIGNORE fece la terra e i cieli». Ogni giorno della creazione viene introdotto da una formula introduttiva con relativa descrizione del fatto creativo: «Dio disse»…; e da una formula di chiusura: «Fu sera, poi fu mattina: primo giorno», in un rapporto invariabile fino al sesto giorno: «Fu sera, poi fu mattina: sesto giorno», che indica la fine dell’atto creativo da parte di Dio. Il settimo giorno (Gn 2: 1-3) viene introdotto in modo del tutto diverso rispetto agli altri giorni. Innanzitutto non troviamo la formula conclusiva: «fu sera e fu mattina… », inoltre è benedetto e santificato da Dio, come memoriale della creazione. Ciò significa il settimo giorno non è da considerarsi come gli altri giorni e che il suo valore è di natura diversa: un’oasi d’eternità nel tempo.

[vcex_button url=”http://bit.ly/2wHfpLR” title=”compila il modulo” style=”graphical” align=”left” color=”blue” size=”small” target=”blank” rel=”none”]APPROFONDISCI LA LETTURA[/vcex_button]