In questo studio prenderemo in considerazione un brano dell’apocalisse (il capitolo 13) in cui agiscono due figure animalesche. Due figure contrastanti nell’aspetto esteriore – l’una è una strana fiera composita, l’altra ha l’apparenza di un mite agnello – ma paradossalmente somiglianti nell’agire – l’una e l’altra compiono azioni prepotenti e brutali. La prima bestia emerge dal mare e presenta un aspetto multiforme: ha il corpo di un leopardo, zampe di orso e fauci leonine; dal corpo si dipartono sette teste e dalle teste dieci corna (Ap 13,1-2). Lo strano animale riceve autorità da un gran drago rosso che è comparso nella scena apocalittica nel capitolo precedente (Ap 12). Poi una delle teste della bestia è ferita mortalmente, ma la ferita guarisce tra lo stupore ammirato del mondo. La bestia che emerge dal mare parla con arroganza e agisce con perversità per 42 mesi (1260 anni) perseguitando i santi» e ricevendo l’omaggio riverente degli abitanti della terra «i cui nomi non sono scritti nel libro della vita dell’Agnello (Ap 13, 2-8).

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