Il concetto di «riposo», nell’accezione ebraica di shabbat, rappresenta molto più di una semplice interruzione dell’attività lavorativa o la cessazione di una situazione di disagio; come del resto avviene per il concetto biblico di «pace» (shalom) che presuppone molto più che l’assenza di guerra, ma l’armonia e la pienezza. Il comandamento non si giustifica solo sul piano lavorativo. L’esigenza di un periodo di libertà ogni settimana, nel quale si lasciano le attività abituali per trovare la serenità interiore, valica molto l’ambito strettamente giuridico. La radice ebraica shbt, dalla quale deriva «riposare» e «sabato», esprime anche l’azione del «cessare», «prendere fiato» e di conseguenza, «prendere tempo» per ricevere le benedizioni del Signore. Il sabato rinnova le energie e permette che la vita continui più feconda. Durante lo shabbat, l’uomo lascia per un giorno la sua lotta per la sopravvivenza e per l’avere, per poter essere pienamente in Dio e ricevere le benedizioni. Amare il sabato è amare quello che abbiamo in comune con Dio. L’uomo senza il sabato sarebbe un uomo che ha conosciuto solo se stesso; sarebbe scambiare Dio per una cosa, sarebbe l’abisso che lo separa dall’universo; un uomo senza una finestra che dall’eternità si apra sul tempo.

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