La parola greca psyche, anima, è usata nel Nuovo Testamento secondo i significati propri dell’ebraico nefesh che abbiamo già esaminato al capitolo 2. Vale la pena considerare brevemente il significato di psyche, ponendo particolare attenzione al significato più ampio del termine, alla luce degli insegnamenti e della redenzione di Cristo. L’anima psyche nel Nuovo Testamento indica l’intera persona nello stesso modo in cui nefesh la indica nell’Antico Testamento. Per esempio, nella sua difesa davanti al Sinedrio, Stefano menziona che «settantacinque anime (psyche)» della famiglia di Giacobbe scesero in Egitto (At 7:14), figura e usanza, queste, presenti nell’Antico Testamento (cfr. Gn 46:26, 27; Es 1:5; Dt 10:22). Nel giorno della Pentecoste, «tremila anime (psyche)» (Atti 2:41) furono battezzate e «ogni anima (psyche)» era presa da timore (At 2:43). Parlando della famiglia di Noè, Pietro dice «otto anime (psyche) furono salvate attraverso l’acqua» (1Pt 3:20).

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