Se c’è una dottrina che può facilmente essere dimostrata biblicamente è proprio l’abitudine di Dio, nei tempi di crisi (quando cioè qualcosa deve nascere o rischia di morire), di comunicare con il suo popolo, tramite messaggi specifici di consolazione e di speranza, di incoraggiamento e di correzione, di rivelazioni particolari al tempo, al luogo e alle circostanze. La loquacità per amore è tipica del Dio di Gesù Cristo. Dio parla ad Adamo e a Caino, al mondo antidiluviano e ai figli di Noè, ad Abramo, Isacco e a Giacobbe … Ogni volta che qualcosa deve nascere o sta per morire, Dio parla (Ebrei 1: 1-2). Quando Iddio scelse e chiamò Israele, gli diede Mosè… Poi, nei momenti di crisi, inviò i suoi profeti. Da Isaia a Malachia ognuno di loro fu il segno della povertà dei credenti e della preoccupazione di Dio e, paradossalmente, dell’elezione. L’Esodo, l’esilio, il rimpatrio, la ricostruzione, la preparazione messianica, ma anche il sorgere del Cristianesimo videro sempre in azione lo Spirito di Dio mediante i profeti, i cui messaggi sono stati – per volontà del Signore – a volte limitati nel tempo (profeti non scrittori o non canonici) o indelebili (profeti canonici), ma funzionali sempre all’edificazione del suo popolo, alla sua elezione, alla responsabilità.

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