L’abate Crampon, commentando Romani 6-3-8 scriveva: «Nei primi secoli il battesimo veniva conferito per immersione; il catecumeno veniva interamente sommerso nell’acqua, dalla quale usciva subito. Paolo, in questo duplice rito, non vede solo un simbolo esteriore della morte (seguita da seppellimento) e della risurrezione (l’uscita dal sepolcro) di Gesù Cristo; egli vi attribuisce un significato più intimo: l’immersione è la morte al peccato, è il vecchio uomo, l’uomo secondo la carne, che scompare sotto le acque e viene seppellito come in un sepolcro; l’emersione è la nascita dell’uomo nuovo, dell’uomo rigenerato dallo Spirito Santo». E a proposito dello stesso versetto un altro commentatore dice: «La discesa nell’acqua rappresenta sempre un’immersione e perciò un seppellimento, mentre l’uscita dall’acqua raffigura una risurrezione. Come il seppellimento è la definitiva constatazione della realtà della morte e la rottura dell’ultimo legame dell’uomo con la sua vita terrena, così il battesimo del credente dimostra pubblicamente la sua morte al peccato implicata nella sua fede e la radicale rottura con la sua vecchia vita mondana ed egoistica» – F. Godet, Commentaire sur l’épitre aux Romains, vol. 2, p. 20.

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