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Daniele in breve. Preghiera e confessione

Francesco Zenzale – “Feci la mia preghiera e la mia confessione al Signore mio Dio, e dissi…” (Dn 9:4).

Due sono gli elementi relazionali che esprimono il senso di affidamento al Signore nostro Dio. La preghiera e la confessione. Due disposizioni d’animo che ci aiutano a risolvere problemi di ansia, insonnia, tachicardia, ma anche tensioni, somatizzazioni, accrescendo l’autostima e il senso di benessere.

“Solo in Dio trova riposo l’anima mia; da lui proviene la mia salvezza. Lui solo è la mia rocca e la mia salvezza, il mio alto rifugio; io non potrò vacillare… Anima mia, trova riposo in Dio solo, poiché da lui proviene la mia speranza. Egli solo è la mia rocca e la mia salvezza; egli è il mio rifugio; io non potrò vacillare. Dio è la mia salvezza e la mia gloria; la mia forte rocca e il mio rifugio sono in Dio. Confida in lui in ogni tempo, o popolo; apri il tuo cuore in sua presenza; Dio è il nostro rifugio» (Sl 62:1-8).

Nel corso della sua movimentata esperienza di vita, Daniele aveva fatto tesoro di queste parole ispirate. Nulla poteva impedirgli di aprire il cuore a Dio come ad un amico. Credo che queste parole del salmo siano state scritte anche per me e per te! Quando versiamo nell’otre di Dio le nostre lacrime, la nostra oscurità, le nostre perplessità (Sl 56:8), il Signore le raccoglie e le purifica, inviandoci il suo Spirito che effonde nei nostri cuori la pace di Gesù (Rm 8:26-27).

Se non l’abbiamo mai fatto, proviamo almeno una volta a raccontargli tutto, senza vergogna. Non facciamo come Adamo ed Eva che si nascosero quando udirono il Signore passeggiare alla brezza del giorno, perché ebbero paura (Gn 3:8-10, ND).

Per quanto triste sia stato il nostro passato, per quanto doloroso sia il presente, se ci avviciniamo a Gesù così come siamo, deboli, avviliti, disperati, il nostro Salvatore ci accoglierà. Ci aprirà le braccia della grazia e dell’amore e il nostro intero essere sarà pervaso dal senso di affidamento (Matteo 11:28).

Pregare e confessare a Dio la nostra pochezza, non è “evasione mentale”, un modo come un altro per distogliere momentaneamente la nostra mente dai problemi, ma passeggiare con il Signore con fiducia, sin dalla brezza del giorno. Riversare nell’otre divino ogni cosa e imparare a vivere nella sua pace, nonostante i problemi, le difficoltà che a volte ci sovrastano. Accettando anche di buon cuore le conseguenze dei nostri errori e permettendo al Signore di trasformarli in benedizione, perché “sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio” (Rm 8:28).

Paolo scriveva: “Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovare grazia ed essere soccorsi al momento opportuno” (Eb 4:16).

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