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Daniele in breve. L’angoscia per il futuro

Francesco Zenzale – “Il primo anno del suo regno, io, Daniele, meditando sui libri, vidi che il numero degli anni di cui il SIGNORE aveva parlato al profeta Geremia e durante i quali Gerusalemme doveva essere in rovina, era di settant’anni” (Dn 2:9).

Resi irrequieti da una società sempre più convulsa e immorale, ci manca quell’indispensabile spazio di tempo che ci permetta di volgere lo sguardo al cielo, per ritrovare il senso dell’essere qui, su questa amata e bistrattata terra. Anche noi come Daniele ci chiediamo quale sarà il futuro dei nostri figli; in che modo la nuova generazione, che cresce nella frenesia e con non poche ansie, affronterà il domani? Sinceramente, molti genitori sono al quanto preoccupati e, come Daniele, vogliono essere rassicurati e avere risposte esaustive o per lo meno convincenti.

Allora, come Daniele, dovremmo volgere la “faccia verso Dio”. Non credo ci sia altro orientamento tale da esaudire questa angoscia esistenziale. Ricordiamo che il libro di Daniele evidenzia che i maghi, gli incantatori, gli astrologi e i sapienti di questo mondo hanno fallito di fronte alle esigenze di uomini e donne dominate dall’inquietudine sociale e personale. Anche loro ritenevano importante conoscere il futuro, per essere maggiormente determinati nel presente o per attenuare l’ansia del domani.

Smettiamola quindi di illuderci, pensando di potercela fare da soli o che qualcuno possa offrirci risposte esaurienti. Che cosa può mai sgorgare dall’umana fragilità? Nulla! Nella Scrittura è scritto: “Così parla il SIGNORE: ‘Maledetto l’uomo che confida nell’uomo e fa della carne il suo braccio, e il cui cuore si allontana dal SIGNORE!’” (Gr 17:5).

Daniele sapeva per esperienza che l’aiuto poteva venire solo dal cielo! Io “Alzo gli occhi verso i monti… Da dove mi verrà l’aiuto? Il mio aiuto vien dal Signore, che ha fatto cielo e terra” (Sl 121:1-2). E allora, come sua abitudine (cfr. Dn 6:11) volse la faccia verso Dio. Diede alla sua angoscia la giusta direzione, perché aveva imparato che nel bisogno il vero aiuto viene dal Signore.

“Quanto a me, io sono povero e bisognoso, ma il Signore ha cura di me. Tu sei il mio aiuto e il mio liberatore; DIO mio, non tardare” (Sl 40:17, ND).

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